Ristorazione etnica: +80% di attività con menu non italiano

Ristorazione etnica: +80% di attività con menu non italiano

Mangiare etnico? Non più una moda o un vezzo passeggero, neanche per il franchising. L’Italia si sta allineando al resto dei mercati europei, dove già la componente etnica nel cibo è forte da anni. Se a questo si aggiunge la presenza della componente straniera della popolazione, si intuisce come il mercato raggiungerà la piena maturità nei prossimi anni. La Coop, la catena di supermercati, ha calcolato nel 2015 un aumento di prodotti tipici stranieri nel carrello pari al 10 per cento. Secondo una recente indagine commissionata per un brand della GDO gli incrementi più significativi sono stati registrati dal comparto orientale che con 37 milioni di euro (escludendo il riso basmati) e una crescita del 46%, ha superato il messicano. I numeri parlano così chiaramente che ora anche i big del food italiano in scatola hanno iniziato a proporre le loro versioni orientali nella grande distribuzione italiana. Milano è lo specchio di tutto il movimento: sulle 10mila imprese straniere che si occupano di cibo in Italia, un migliaio si trovano sotto la Madonnina e rappresentano ormai il 15% del totale e fatturano poco meno di un milione di euro. A Roma siamo poco sotto il 10 e a Torino sul 5. E ancora: un milanese su tre mangia cibo etnico una decina di volte all’anno. Gli italiani, inoltre, stanno raffinando il palato, cose che – almeno a Milano e dintorni – sta portando alla specializzazione della proposta: dal sushi-bar alle sushiteche, dal ramen ai dim sum fino all’onnipresente kebab.

Dagli scaffali alla ristorazione

Una crescita così significativa si rispecchia anche nelle nuove abitudini del mangiare fuori casa degli italiani. Come scrivevamo prima, l’aumento della componente straniera ha avuto e sta avendo un ruolo significativo nel boom dei ristoranti etnici. Secondo l’Istat, l’istituto nazionale di statistica, si è passati da 1 milione e 300 mila stranieri presenti in Italia nel 2001, agli oltre 4 milioni del 2011, anno dell’ultimo censimento. Una fetta importante di consumatori ai quali rivolgersi, e ancora più corposa se si aggiungono le cosiddette seconde e terze generazioni. Inoltre, cibi di strada come il kebab si stanno affermando tra le nuove generazioni italiane che, a differenza dei loro genitori, entrano in contatto da subito con il cibo etnico. Secondo le Camere di Commercio, l’aumento dei ristoranti tipici è stato dell’80 per cento solo nel periodo 2000-2007. Sempre per l’associazione camerale, almeno il 50 per cento degli italiani dichiara di esser entrato almeno una volta in un ristorante etnico.