Gelaterie, mercato saturo dove il franchising vale 250 milioni

Gelaterie, mercato saturo dove il franchising vale 250 milioni

Gelato, un fenomeno che ha passato indenne la grande recessione del 2007-2012. In questi cinque anni, la crescita è stata infatti del 5,6 per cento. Altri numeri, quelli di Confartigianato e Cna: con 6 chili di consumo procapite di gelato – pari a 380mila tonnellate e 8 litri di miscela -, l’Italia si posizione fra i paesi che mangiano di più gelato. Certo, non esageriamo. Basti pensare che gli statunitensi ne divorano letteralmente 21 litri, i neozelandesi fanno meglio con 28 litri. Nel 2013 la spesa delle famiglie italiane per comprare coni, coppette e vaschette ha raggiunto i 2.026 milioni di euro, con una crescita dell’1% rispetto all’anno precedente. Il gelato industriale, l’altra grande branchia di questo settore, è presente addirittura nel 70 per cento dei frigoriferi italiani. Certo, la crisi degli anni passati – con la lunga coda che arriva fino a oggi – ha ridotto il ritmo di crescita di alcune porzioni del mercato, ma, rispetto ai segni “meno” degli altri comparti merceologici, possiamo ben dire che la recessione, qui, non c’è stata. Se scaviamo, possiamo intuire qualche trend importante. Per esempio, crescono il multipack e i gelati da asporto, come le vaschette. Diminuisce l’acquisto di impulso. In aumento del 2% i punti vendita: le gelaterie, ma anche altri esercizi che distribuiscono gelato come pasticcerie, bar, ristoranti, sono oltre 41mila e fanno dire agli che il mercato nazionale è ormai saturo (l’incidenza delle gelaterie artigiane sulla popolazione è pari a 62 aziende ogni 100mila abitanti). Le sole gelaterie “pure” sono fra le 12mila e le 19mila a seconda di quale studio si prende in considerazione (per intenderci, una gelateria ogni 1.600 italiani circa). Gli addetti si stimano in oltre 150mila. Importante anche il valore degli acquisti dei produttori del settore gelato artigianale per l’industria agroalimentare: nel 2013 sono state comprate, per esempio, 220mila tonnellate di latte. Il business del gelato artigianale, secondo l’Associazione italiana gelatieri, mette in moto un indotto di 50-60mila addetti e alimenta una filiera (compreso le macchine per il gelato, i banchi frigo, le materie prime) che vale circa cinque miliardi di euro, e che fa dell’Italia il paese leader mondiale del settore. Un settore dunque di tutto rispetto, che ora sta cercando canali di espansione all’estero. Nel 2015, sempre secondo le stime Aig, l’export di gelato italiano ha segnato un +8%, col traino dei Paesi arabi che assorbono il 30 per cento. A Milano la crescita delle imprese in un anno è stata di ben il 6%, mentre tutta la regione segna un positivo +1,7%. In termini numerici, in Lombardia hanno sede circa 3 mila imprese di gelato (di cui un terzo a conduzione femminile). A Roma invece le gelaterie hanno superato quota 1,700, un numero veramente importante ma in tutta Italia si registrano dati in continuo aumento anche legati all’importanza del settore del franchising che sta avendo un grande sviluppo.

Meno industriale, più artigianale

Il fenomeno più evidente impostosi negli ultimi anni nel gelato è l’avanzato del gelato artigianale. L’Associazione italiana gelatieri ha calcolato un aumento dei consumi dell’8 per cento nell’estate 2015 rispetto a quella precedente (l’ultimo periodo di cui abbiamo dati). Si stima che anche l’estate appena conclusa possa aver fatto segnare un andamento positivo. Il gelato artigianale venduto in Italia nel 2015 ha toccato la cifra di 170mila tonnellate, ottenute dall’utilizzo di 220mila tonnellate di latte, 64mila di zuccheri, 21mila di frutta fresca e 29mila di materie prime. Non è un caso che i grossi marchi internazionali hanno messo gli occhi sulle eccellenze italiane. È il caso del colosso Unilever che ha acquistato nel corso del 2015 la rete di gelaterie artigianali Grom.

Internazionalizzazione, il tallone d’Achille

Ma se il mercato interno, come visto, va verso la saturazione con il rischio di una guerra dei prezzi fra le varie catene che si contendono un territorio relativamente piccolo come quello italiano, l’espansione all’estero rappresenta una ottima valvola di sfogo. Se, però, rimane buono l’export legato alla produzione del gelato in sé, purtroppo non altrettanto si può scrivere per le nostre catene che solo timidamente si fanno vedere Oltralpe.

Lo stato del franchising

Secondo l’annuale ricerca di Assofranchising, il settore del franchising gelaterie yogurterie e chioschi ha mosso un fatturato pari a 241 milioni 505mila euro, con una crescita dell’1 per cento anno su anno (valori riferiti al 2015).